venerdì 03 settembre 2010

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Cos'è:

Il pittore di madonne o La Nascita di un Quadro
Compagnia Laboratorio Nove e Teatro della Limonaia
In collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo, Premio Candoni Arta Terme 2002, Apt Agenzia per il turismo - Firenze

di Michel Marc Bouchard, regia di Barbara Nativi
musiche originali di Marco Baraldi
aiuto regia Carmen Di Bello
progetto luci Valerio Pazzi
con Angela Antonini, Simona Arrighi, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri, Daniela D'Argenio, Stefano Furlan, Sandra Garuglieri, Francesca Messina, Gabriele Venturi
al pianoforte: Giulio Pietropaolo

Com'è:


Michel Marc Bouchard è un noto drammaturgo del Québec, e la sua piece rappresentata al Teatro Vittoria, a Roma, racconta l'iter umano-pittorico di una Madonna ritratta nella chiesa di un piccolo paese sconvolto dall'epidemia di spagnola. È una storia corale, dove un vivido campionario di popolanità si muove ansioso di fronte al grande evento: l'arrivo del pittore che dipingerà la Madonna. I due elementi cardine per la narrazione sono la peste imperante e la gara delle Marie del villaggio per accaparrarsi la parte di modella per l'artista. Il primo elemento è legato all'orrore e alla mortalità, e il secondo alla lucentezza dell'Immortalità.
La regista, Barbara Nativi, li usa entrambi con ingegno, allestendo uno spettacolo che dosa fluidamente la carnalità rappresentata dal sesso e dalla peste, e la sacralità della quale arte e amore sono i simboli. I personaggi convivono in scena dall'inizio alla fine, e ciò rimanda ad un discorso compositivo che è latente in tutto lo snodo della storia, e che esplode nella bella scena grottesca e al tempo stesso commovente della posa di gruppo, nella quale tutti i personaggi (le Marie aspiranti Maria, il giovane prete, il sagrestano, il bizzarro medico e l'Angelo narratore) diventano metafora dell'affresco finito.
Il teatro che viene fuori dalla traduzione sia linguistica che scenica della Nativi è un accostamento fra l'Altezza morale dell'Arte Sacra e la piccola umanità quotidiana di una comunità alle prese con piccoli e grandi problemi della vita. Le invenzioni per simulare la violenza delle cinghiate, la crudeltà delle imprecazioni e la cruda naturalità di un corpo di donna, comunicano visivamente una immagine umana complessa e sfaccettata, eppure rivolta al pubblico più attraverso un'ironia che lega il sacro e il profano, che tramite una desacralizzazione dei valori cristiani. Insomma una buona metafora di vita dell'uomo fra vita e morte, fra dolore e piacere, tra dovere e scelta.
È da segnalare infine la presenza di un Angelo storpio nella parte di narratore, coricato sul pianoforte d'accompagnamento musicale, e vero e proprio anello di congiunzione tra il mondo terreno e quello ultraterreno; ma anche la non presenza del pittore, immaginato artefice superiore, e diretto simbolo di Dio. I due sono entrambi testimoni sopra le parti di un'umanità nuda e satura di vizi, virtù, paure, invidie e bontà dei personaggi.

Francesco Di Brigida



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